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Review time: Mille splendidi soli Khaled Hosseini
- 16 set 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Buon venerdì booklovers! Finalmente ho messo in ordine le idee su questo capolavoro e sono riuscita a cavarne una recensione che spero possa rendere giustizia tutto quello che ho provato ed imparato durante la lettura. Perciò, bando alle ciance...
Mille splendidi soli Khaled Hosseini

Trama:
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.
Allora aveva compreso cosa voleva dire Nana, che un harami era qualcosa di indesiderato; che lei, Mariam, era una figlia illegittima che mai avrebbe potuto rivendicare di diritto le cose che gli altri possedevano, come l'amore, la famiglia, la casa, l'essere accettata.
La storia di Mariam e Laila è stata istruttiva e distruttiva – emotivamente parlando – come poche. Leggere quello che le donne islamiche sono costrette a sopportare da sempre, senza accenni di miglioramento, e farlo da un libro scritto da chi ha avuto modo di vedere, purtroppo, con i propri occhi questa triste realtà mi ha dato un pugno nello stomaco così forte da faticare a metabolizzare tutte le emozioni provate: vedere un telegiornale o un film non potrà mai essere paragonabile a quello che “Mille splendidi soli” trasmette – leggere questo romanzo non sarà, però, mai come vivere queste cose.
Il cuore dell'uomo è spregevole, spregevole, Mariam. Non è come il ventre di una madre. Non sanguinerà, non si dilaterà per farti posto. Solo io ti voglio bene. Non hai altri che me al mondo, Mariam, e quando io non ci sarò più, tu non avrai più niente. Più niente. Tu non sei niente!
Khaled Hosseini ha una scrittura semplice, scorrevole e molto coinvolgente ed evocativa. Inoltre, l’inserimento nel testo di parole in lingua originale rende la narrazione ancora più reale nonostante sia una storia di finzione.
Le descrizioni dei paesaggi, delle abitazioni, delle usanze e anche quelle della guerriglia con le sue fazioni arricchiscono il tutto riuscendo a far percepire al lettore tutta l’angoscia, le paure e l’ansia di chi viveva a Kabul durante i giorni della guerra civile: ci si sente in balia degli eventi e dei cambi di alleanze continui arrivando a chiedersi arrivando a chiedersi se l’indomani apriremo ancora gli occhi oppure no per poi rendersi conto che si è a casa propria lontano da tutto quanto succede nel libro.
Il matrimonio può aspettare, la scuola no. [...] E so anche che, quando questa guerra finirà, l'Afghanistan avrà forse più bisogno di donne che di uomini. Perché una società non ha nessuna possibilità di progredire se le sue donne sono ignoranti, Laila. Nessuna possibilità.
I personaggi sono il punto chiave di tutta la narrazione e l’uso del POV di Mariam alternato a quello di Laila – oltre a farci conoscere meglio le protagoniste – ci permette di confrontare due generazioni che, in apparenza, sono diverse per come sono state cresciute (Mariam come harami ligia ai doveri di casa e senza possibilità di frequentare la scuola o altre persone al di fuori della famiglia e del mullah – Laila cresciuta da un padre che prima di farla sposare voleva che studiasse, si laureasse e trovasse il lavoro dei suoi sogni) ma che, purtroppo, finiscono con il condividere lo stesso destino.
La storia di Laila e Mariam mi ha lasciato tante cose – odio per come si considera la figura femminile ancora oggi in certi paesi; voglia di lottare per cambiare; speranza in un futuro migliore – ma soprattutto mi ha permesso di comprendere quanto dobbiamo ritenerci fortunate ad essere nate in Occidente, ad avere la possibilità di dire la nostra, affermarci ed essere indipendenti (anche se ancora non abbiamo raggiunto una condizione idilliaca).
Per me, finisce qui. Non c'è niente che ancora desideri. Tutto ciò che avevo desiderato da bambina, tu me l'hai già donato. Tu e i tuoi bambini mi avete resa perfettamente felice. Va bene così, Laila jo. Va bene così. Non essere triste.
Non dovremmo MAI dare per scontato tutto questo dal momento che chi sogna di poterlo avere vive situazioni come quella di Mariam e Laila. Perciò, leggete “Mille splendidi soli” e riflettete bene prima di dire, fare o pensare qualsiasi cosa e prima di “sputare nel piatto in cui mangiate”, ritenetevi fortunate e lottate per cambiare quello che ancora non è migliorato.
E lui la chiama jihad. Che farsa! Cosa c'entra la jihad con il massacro di donne e bambini?








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